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Il primo Garofano rosso di Elio Vittorini

Con un apparato di varianti

Pierwotna cena wynosiła: 118,20 zł.Aktualna cena wynosi: 90,00 zł.

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Opis

Amore, passione, ideologia, intrighi politici, moralità e censura fanno del romanzo Il garofano rosso di Elio Vittorini un affascinante esempio di letteratura che valica i confini della pagina per mostrare contraddizioni ed eccessi del periodo storico compreso tra fascismo e comunismo. Due le versioni pubblicate, lontane nel tempo (1933-34 e 1948), nei contenuti e nello stile, ieri indagate dalla critica intellettuale – per comprendere quanto in profondità abbia agito la macchina della censura, nera e rossa, – oggi analizzate attraverso la lente linguistica nell’interessante saggio di Gianluca Lauta che completa così il quadro d’analisi dell’opera. Il risultato è un apparato completo delle varianti del romanzo che, usando il metodo descrittivo, pone le due versioni una di fronte all’altra e le valuta organicamente rispetto a: qualità del documento storico; trattamento del linguaggio giovanile; rappresentazione dell’italiano neo-standard; grafia, fonologia e punteggiatura; lessico; retorica e testualità.
Concepito come romanzo-documentario nel 1933, Il garofano rosso affronta con realismo puramente descrittivo delle tematiche sconvenienti per l’epoca: giovani, sessualità e ideologia fascista. Per capire quanto l’opera toccasse nel vivo la morale del regime è sufficiente seguire le vicende delle due versioni pubblicate: delle otto puntate apparse sulla rivista “Solaria” tra il 1933 e il 1934, la sesta fu sequestrata e la settima censurata; la seconda versione fu data alle stampe, invece, da Mondadori solo nel 1948, nonostante l’autore già dieci anni prima avesse sottoposto il suo dattiloscritto alla casa editrice milanese, adattato alle esigenze della censura (e oggi andato perduto).
Quale testo uscì veramente? Quello di “Solaria” o quello epurato e proposto a Mondadori? Gli studi condotti negli anni Sessanta-Settanta hanno stabilito come la redazione definitiva sia l’esito di un severo lavoro di autocensura, a cui si aggiunge una sorta di “antifascismo di sostanza” del tutto assente nella stesura originale. Non bisogna dimenticare, infatti, che, dopo un passato da militante fascista, quando il romanzo uscì, Vittorini era iscritto al PCI ed era direttore del “Politecnico”, diffusamente percepito come un organo del partito. Sulla scorta delle analisi contenutistiche, ideologiche e politiche affrontate dalla critica letteraria, il saggio di Lauta offre un ulteriore strumento di valutazione dell’opera e completa il ricco panorama di studi a esso dedicato.

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